martedì 12 febbraio 2013

Nella scuola di Pasolini


Siamo in tempo di guerra e dal settembre del ’43 Pasolini è a Casarsa, da dove nel 1944 si sposterà poi a Versuta, una piccola frazione del paese, per abitarvi con la madre e il fratello sfollati. Lì il poeta mette in atto tutta una serie di iniziative culturali, tra cui la più importante è una sorta di “scuola popolare” in cui impartisce gratuitamente lezioni agli studenti del luogo, per lo più figli di contadini, impossibilitati a seguire i corsi regolari a causa degli eventi bellici. Prima di quella esperienza, Pasolini aveva già aperto una scuola appunto a San Giovanni, dove ad affiancare Pasolini come docenti giungono alcuni amici del milieu bolognese. Giovanna Bemporad è una di loro, accanto a Riccardo Castellani, Cesare Bortotto, il pittore Rico De Rocco e la violinista Pina Kalč.

Nella scuola di Pasolini viene insegnata la letteratura italiana, quella delle straniere moderne, quella latina e greca. L’esperienza in realtà dura solo pochi mesi (dall’ottobre del ’43 al febbraio del ’44) perché la scuola viene chiusa dalle autorità in quanto ritenuta illegale. A questa esperienza fa in parte riferimento la finzione narrativa di Atti impuri, il romanzo in larga misura autobiografico pubblicato soltanto dopo la morte di Pasolini.Alla scuola di San Giovanni, in particolare, Giovanna Bemporad, che era nata a Ferrara nel 1928 da una famiglia di origine ebraica, porta, insieme a un certo anticonformismo di atteggiamenti che la avvicina psicologicamente allo stesso Pasolini, la propria competenza nel campo delle letterature classiche. Aveva infatti realizzato, ancora adolescente, una traduzione in endecasillabi dell’Eneide di Virgilio.

http://pasolinipuntonet.blogspot.it/2013/01/centro-studi-pasolini-di-casarsa.html
In seguito si dedicherà alla traduzione, sempre in endecasillabi, dell’Odissea di Omero. Un’esperienza, questa, di traduttrice dell’Odissea, che la impegnerà per molti decenni. Il poeta Giovanni Raboni ebbe modo di definirlo un lavoro “di infinito perfezionamento ritmico e sonoro, teso a restituire all’endecasillabo il suo diritto a esistere nella Poesia del Novecento con una pronuncia originale e moderna. È quasi impossibile, nel suo caso, fare distinzione fra testi originali e testi derivati”.

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